Dionisio di Alicarnasso racconta che durante la guerra tra Roma e Taranto i Romani inviarono un'ambasceria a Pirro, re dell'Epiro e alleato dei Tarantini, per riscattare i prigionieri romani. Faceva parte della legazione il console Gaio Fabrizio Luscino che Pirro cercò di corrompere perché persuadesse il Senato alla pace. Ma Fabrizio rispose che, anche se era povero, possedeva come tutti i cittadini romani il bene massimo, la libertà; e se si fosse venduto a Pirro non sarebbe stato che uno schiavo di un tiranno. Ammirato dalla nobiltà d'animo del console, il re dell'Epiro liberò tutti i prigionieri senza riscatto. Da quella volta Fabrizio divenne simbolo di onestà e integrità morale. Il nome latino Fabricius è probabilmente di origine etrusca, ma non se ne conosce il significato, anche se gli antichi romani dicevano che derivasse dal sostantivo faber, che significa "fabbro, artefice, artigiano". In Italia il nome, così come il femminile Fabrizia, cominciò a diffondersi nell'ultimo Medioevo e nel Rinascimento con la voga dell'antichità. Dall'Ottocento ad oggi un contributo a un'ulteriore diffusione l'han dato due celebri romanzi, La certosa di Parma di Stendhal con il suo protagonista Fabrizio del Dongo, diventato uno dei modelli della gioventù ottocentesca, e ultimamente Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa che ha come protagonista don Fabrizio Salina. Oggi molti genitori scelgono per i loro figli Fabrizio, forse perché è elegante ed eufonico, cioè suona bene. Ma c'è chi lo ha fatto in onore di un cantautore, Fabrizio De André. Quanto all'onomastico, è un problema perché non esiste ancora un San Fabrizio. Qualcuno ha suggerito di festeggiarlo il 22 agosto quando la Chiesa ricorda un santo dal nome che ha la stessa radice, San Fabriciano, martire a Toledo in un'epoca imprecisata.
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